Il lato debole della funzione innovativa del sistema viene esattamente individuato nel mutamento del precedente giurisprudenziale in assenza di “buone ragioni”. Quale contraltare al predetto squilibrio il D.Lgs. n. 40 del 2006 e la Legge. n. 69 del 2009, attraverso la modifica dell’art. 374 c.p.c e all’introduzione dell’art. 360 bis c.p.c., hanno introdotto il criterio legale interpretativo delle norme giuridiche riconducibile alla “stabilità” alla “salvaguardia dell’unità nell’interpretazione giurisprudenziale”. Alla ricerca di un difficile equilibrio tra la necessaria innovazione del sistema, ovvero di un suo adeguamento alla realtà concreta, avuto a mente il limite insuperabile dell’impossibilità a sostituirsi al legislatore, la Corte individua nelle norme processuali/procedimentali quelle “regole del gioco” che costituiscono e garantiscono sia il presupposto di uguaglianza tra i cittadini sia la “giustizia” del processo medesimo. Attribuendo alla funzione nomofilattica lo scopo di garantire punti fermi e stabilire le “gerarchie” tra le possibili opzioni ermeneutiche, la stabilità del sistema viene ricercata nel limite che la Corte di cassazione si autoimpone nel non mutare il proprio indirizzo, tanto più quello dettato dalle pronunce a sezioni Unite, in assenza di un mutamento del contesto normativo culturale di riferimento, ovvero in assenza di macroscopica arbitrarietà, irrazionalità o “ingiustizia”  del precedente, in favore, del caso, di una diversa e plausibile ricostruzione interpretativa o della opinabilità di quella precedentemente operata dalla stessa Corte.

SCARICA Corte di Cassazione SSUU 23675-2014